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La
prima chiesa di Boara Pisani risale al '400; era molto bassa
e aveva la facciata rivolta ad ovest. Sul luogo dove sorgeva
questa chiesa venne fatto erigere un nuovo edificio dopo il
prosciugamento delle valli. Nel 1563, si ottenne che fosse
istituita come parrocchia col titolo di Santa Maria della
Neve. Nei primi del '600 fu in parte sommersa da una
esondazione del fiume Adige. L'attuale chiesa risale al 1648
e fu ricostruita sulle basi della precedente con la facciata
rivolta però a sud.
Sulla facciata di questa sono state affrescate, con gusto
secentesco, due meridiane una a destra e una a sinistra del
portale e rappresentavano i segni dello zodiaco. Attualmente
non più visibili in quanto venne costruita la nuova facciata
che le nasconde ai visitatori. La facciata, rivolta a sud,
aveva finestroni a forma di quadrifoglio ma poi chiusi
durante i lavori di restauro nel 1969. Nel '700 ci fu una
ristrutturazione ed un ampliamento della chiesa secentesca,
avvenuto precisamente tra il 1767 ed il 1776.
Procedendo dal basso verso l'alto, nel centro della facciata
si notano il portale dell'ingresso principale, l'epigrafe
mormorea, il rosone a forma ottagonale ed il frontone
arcuato ornato da un pregiato intreccio marmoreo.
L'alternarsi di linee curve, di spirali e di rette spezzate,
il contrasto fra il bianco delle zone in ombra fanno di
questo particolare architettonico un significativo esempio
di stile Barocco. L'interno, la cui pianta è rettangolare a
forma di "sala" è ad un'unica navata.
La parte rettangolare
è quella originaria della chiesa del 1648, le parti oblique
e sporgenti, sono gli abbellimenti effettuati tra il 1767 ed
il 1776.
Sopra la bussola d'ingresso vi è l'organo. Un tempo questa
tribuna, che si trova sopra il portale, conteneva un organo
molto prezioso di Bartolomeo Callido, le canne erano in lega
d'argento e piombo. Di questo organo sono rimasti solo pochi
frammenti.
Ai lati, lungo le pareti, vi sono sei cappelle: tre a destra
e tre a sinistra. La prima a destra è dedicata alla Madonna
di Pompei. Nella prima a sinistra vi è il fonte battesimale
in stile Barocco.
Procedendo verso l'altare maggiore, a destra troviamo la
cappella di san Giuseppe e a sinistra quella di
Sant'Antonio. La terza cappella a destra è quella in stile
Barocco per eccellenza. Ai lati dell'altare due statue
attribuite al Tarsia (1663 - 1739) uno scultore
probabilmente vissuto fra il 17° e 18° secolo. Di fronte a
questa cappella c'è l'altare con il crocifisso attribuito al
Brustolon (1662 - 1732).
Questo altare è il più artistico e il più significativo sia
per la Madonna che si trova scolpita nel paliotto che è di
pregevole fattura, sia per il crocifisso in legno che
ricorda lo stile del Donatello. C'è infine l'altare maggiore
con ai lati le statue di san Pietro e san Paolo. All'interno
della chiesa vi è una lapide che ne ricorda la dedicazione
(consacrazione) avvenuta il 2 luglio 1752 da parte del
vescovo di Padova, il cardinale Carlo Rezzonico.
Ai piedi del presbiterio e del lato sinistro della porta
d'ingresso della sacristia un crocifisso ligneo che la
tradizione vorrebbe pescato in Adige in occasione di una
epidemia (con ogni probabilità quella del 1855) e giunto da
lontano. Alla sua base, a ricordo delle Missioni al popolo
svolte nel novembre dello stesso anno in parrocchia, è stato
posto su un cippo nel 1956. La volta è unghiata e la cupola
è a forma ellittica.
Il coro che prima si trovava nell'abside, è ora accostato
alle pareti, ai lati dell'altare maggiore.
Sulla sponda della chiesa vi è posizionato un quadro del
Chioggiotto che rappresenta la vergine con papa Onorio III,
san Filippo Neri e san Gaetano. Infine dietro l'altare
maggiore ci sono delle lapidi che ricordano alcuni sacerdoti
morti nel XVIII secolo.
*Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede..., vol.
I, a cura di Stefano Zuanon, Stanghella, 2002, linea ags
edizioni
*Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede..., vol.
II, a cura di Graziano Zanin, Stanghella, 2003, linea ags
edizioni
*Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede..., vol.
II, di Graziano Zanin, Stanghella, 2003, linea ags edizioni
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